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28 Giugno 2017

Decreto ministeriale 10 maggio 2001 – [Estratto] Àmbito I – Status giuridico

D.M. 10 maggio 2001

Decreto ministeriale 10 maggio 2001, n.
Pubblicato in: G.U.R.I.- Serie Generale (SO) n. 244, il 19 ottobre 2001
Emesso da: Ministero per i beni e le attività culturali

Premessa

In Italia il museo si caratterizza come un istituto scarsamente «tipizzato»: tanto nel caso dei musei pubblici, quanto dei musei privati esso non è cioè regolato da norme specifiche.
Dotare i musei – indipendentemente dalla loro condizione, pubblica o privata, autonoma o integrata all’interno dell’ente di appartenenza – di statuti, regolamenti o di altri documenti scritti di pari valore, consente di riconoscere loro uno status giuridico proprio e di assicurare a ciascun museo un complesso organico di norme correlato alla sua specifica missione.
L’esistenza di uno statuto e/o di un regolamento, coerente con una comune definizione di museo e caratterizzato da alcuni requisiti minimi, quanto a struttura e contenuti, costituisce non a caso il primo degli standard minimi previsti dal Codice deontologico dell’ICOM. Statuti e regolamenti costituiscono infatti un insostituibile punto di riferimento per l’organizzazione e il funzionamento di ogni museo e lo strumento per orientarne l’attività. Indicando – in forma esplicita e scritta – finalità e funzioni, compiti e attività, diritti e doveri, definendo ordinamento e assetto finanziario, organizzazione interna e risorse umane, stabilendo princìpi e norme di gestione amministrativa e patrimoniale, di gestione e cura delle collezioni e di erogazione dei servizi al pubblico.
L’adozione di uno statuto o di un regolamento va pertanto considerato un requisito minimo, valido indipendentemente dalla proprietà e natura giuridica del museo e dalle sue dimensioni.
È responsabilità primaria degli enti proprietari o delle amministrazioni responsabili dotare di uno statuto o di un regolamento i musei da loro dipendenti, nel quadro della normativa che disciplina la sua adozione, diversa a seconda della natura giuridica dell’ente proprietario o responsabile e dello specifico status di ogni museo.
Statuti e regolamenti dovranno essere strutturati in armonia con le linee guida generali previste per la loro redazione.

Norma tecnica

Ogni museo deve essere dotato di uno statuto e/o di un regolamento scritto che, al di là dell’atto costitutivo, e in aderenza alla definizione generale di museo, individui chiaramente:
la sua natura di organismo permanente e senza scopo di lucro
la missione e le finalità del museo
le forme di governo e di gestione
l’assetto finanziario e l’ordinamento contabile
le norme e le dotazioni di personale
il patrimonio
i princìpi generali per la gestione e cura delle collezioni
i princìpi generali di erogazione dei servizi al pubblico
le modalità di raccolta dei dati sull’attività e la gestione del museo, a fini statistici e di programmazione
i compiti e le funzioni che il museo debba assumere in riferimento al contesto territoriale, nonché nell’àmbito di una
eventuale organizzazione in forma associata.
È responsabilità primaria degli enti proprietari o delle amministrazioni responsabili far sì che i musei da loro dipendenti siano dotati di uno statuto elo di un regolamento così strutturato.
L’organo di governo del museo è tenuto ad approvare e rendere pubblico un documento programmatico che, in adesione allo statuto e/o al regolamento del museo e ai princìpi di cui al D.Lgs. n. 296/1998 e successive modificazioni, ne individui gli obiettivi annuali e pluriennali.

Linee guida

1. Status giuridico e musei

In Italia il museo si caratterizza come un istituto non «tipizzato», non regolato cioè da norme specifiche, tanto nel caso dei musei pubblici, quanto dei musei privati.
Nel caso dei musei statali si può parlare di una realtà esistente solo di fatto, ma non definita né riconosciuta in sé dall’ordinamento giuridico, se non di recente e solo in quanto «struttura» (D.Lgs. 490/1999 , art. 99).
Altrettanto si può dire per i musei appartenenti agli enti locali, che – nella stragrande maggioranza – condividono con i musei statali la condizione di «musei-ufficio», semplice articolazione organizzativa di servizi più ampi.
La condizione di autonomia di cui godono i musei privati, dotati di personalità giuridica e di uno statuto, non deve far dimenticare che le forme giuridiche dell’associazione o della fondazione (o di «ente morale», per quelli di più antica data) non garantiscono affatto condizioni di maggior specificità.
Le cause di questa evidente anomalia della situazione italiana sono da rintracciare da un lato in una normativa statale che, a partire dal 1902, ha preso in considerazione i musei solo in quanto «raccolte governative», al punto che il termine museo ha da allora cessato di comparire nella legislazione di tutela sino al 1999; dall’altro in una struttura organizzativa statale pensata prevalentemente in funzione dell’esercizio della tutela territoriale, privando i musei non solo di un proprio profilo giuridico, ma anche di proprie norme di funzionamento e organizzazione e di specifici ruoli per il personale.
La diversa vicenda dei musei civici, che in molti casi hanno mantenuto una propria peculiare forma di esistenza, ha comunque subìto l’influenza convergente dell’egemonia del modello statale e di un’evoluzione dell’ordinamento degli enti locali, volta ad omologarli al resto della macchina comunale o provinciale, riducendone l’autonomia e la specificità.
Le norme del Codice civile che regolano le persone giuridiche private – le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni – in assenza di riferimenti a una normativa specifica di settore, non sono infine sufficienti a definire un profilo peculiare per i musei privati, i cui statuti, in molti casi, non hanno nulla che li distingua da quelli di altri enti senza fine di lucro.
Dotare i musei di statuti, regolamenti o di altri documenti scritti di pari valore, consente di riconoscere loro uno status giuridico proprio e di fornirli di un complesso organico di norme correlato alla loro specifica missione, indipendentemente dalla loro condizione, pubblica o privata, autonoma o integrata all’interno dell’ente di appartenenza.
Statuti e regolamenti costituiscono un insostituibile punto di riferimento per l’organizzazione e il funzionamento di ogni museo e lo strumento per orientarne l’attività, indicando – in forma esplicita e scritta – finalità e funzioni, compiti e attività, diritti e doveri, definendo ordinamento e assetto finanziario, organizzazione interna e risorse umane, stabilendo princìpi e norme di gestione amministrativa e patrimoniale, di cura delle collezioni e di erogazione dei servizi al pubblico.
È del resto per queste ragioni che alcuni musei, fin dalla loro creazione, sono stati dotati di uno statuto e/o regolamento, del tutto indipendentemente dalla loro natura giuridica e autonomia.
L’esistenza di uno statuto e/o di un regolamento, coerente con una comune definizione di museo e caratterizzato da alcuni requisiti minimi, quanto a struttura e contenuti, costituisce non a caso il primo degli standard minimi previsti dal Codice deontologico dell’ICOM.
Il Codice deontologico precisa che lo statuto o l’atto costitutivo devono essere adottati in conformità con le «leggi nazionali relative ai musei, ai beni culturali e alle istituzioni senza fini di lucro» e stabilisce che l’organo di governo deve non solo impegnarsi a predisporre, ma anche rendere pubblico e diffondere, un documento che dichiari fini, obiettivi e «politica» del museo, indicando il ruolo e la composizione del suo organo di governo.
In questi princìpi, posti a fondamento di tutti gli altri individuati dal Codice deontologico, si manifesta il valore primario assegnato dall’ICOM alle questioni dell’ordinamento e dello status giuridico di musei: un dovere per l’ente responsabile del museo e un diritto per quest’ultimo.
Molte leggi regionali in materia di musei hanno accolto il princìpio che l’adozione di uno statuto (più spesso di un regolamento) costituisca uno dei requisiti minimi richiesti: in taluni casi l’esistenza di un regolamento del museo è considerato un obbligo per gli enti locali, esteso in altri a tutti i musei, in altri ancora posto come condizione per l’inclusione nel sistema museale regionale o per l’ammissione al beneficio di contributi. Alcune regioni hanno previsto schemi-tipo di regolamento, altre indicano elementi minimi e criteri da osservare nella sua redazione.
L’obbligo di adottare un regolamento è stato peraltro previsto dalla L. 1080/1960 tuttora vigente, per quanto inapplicata – per tutti i musei «appartenenti ad enti diversi dallo Stato», imponendo agli enti proprietari di dotare gli istituti da loro dipendenti di «un regolamento di organizzazione e di funzionamento» entro un anno dalla loro classificazione in musei multipli, grandi, medi o minori.
La sia pur parziale applicazione della L. 1080/1960 ha portato alla definizione di un certo numero di regolamenti di musei civici – la penultima generazione di regolamenti museali, precedente a quella, numericamente ridotta, delle istituzioni create ai sensi della L. 142/1990 – e la sua influenza risulta evidente nelle leggi regionali che hanno accolto al loro interno, soprattutto negli anni Settanta, la distinzione fra musei multipli, grandi, medi e minori.
L’esperienza internazionale indica infine che l’adozione di statuti o regolamenti costituisce una norma di fatto accettata e diffusa tanto nei paesi di cultura anglosassone, in cui la loro esistenza costituisce un requisito minimo per la Registration o l’Accreditation, quanto in realtà come la Francia in cui più regolamenti generali o tipo stabiliscono i modi di organizzazione e funzionamento dei musei di Stato.
Per quanto riguarda infine i musei statali merita di essere menzionato il «Regolamento pel servizio dei musei d’antichità dello Stato» del 1878, pregevole esempio di regolamento tardo ottocentesco, inattuale forse nei contenuti, ma non privo di interesse quanto a concezione e struttura di un regolamento a carattere generale, mentre nella vigente legislazione statale un richiamo ad uno statuto o regolamento è presente nel modello gestionale messo a punto per disciplinare, con il riconoscimento della più ampia autonomia, la realtà di Pompei (art. 9, L. 352/1997 ), peraltro suscettibile di estensione ai sensi dell’art. 8 del D.Lgs. 368/1998 .
L’adozione di uno statuto o di un regolamento va considerato un obbligo, un requisito minimo valido indipendentemente dalla proprietà e natura giuridica del museo e dalle sue dimensioni. Non vi dovrebbero essere incertezze al proposito, non solo in ossequio ai princìpi del Codice deontologico dell’ICOM, ma per gli indubbi vantaggi di carattere pratico che possono derivare ai musei dal rispetto di un diritto/dovere così basilare.
La natura dell’atto che individua la qualità giuridica del museo e il suo carattere di organismo permanente e senza fini di lucro, dipendono evidentemente d al tipo di ordinamento del museo stesso.
L’adozione di statuti costituisce un obbligo in tutti i casi in cui il museo si configura come ente, di diritto pubblico o privato, dotato di personalità giuridica. La materia è disciplinata dal Codice civile al Titolo II al Capo I, II e III.
Hanno invece forma di regolamento le norme che presiedono alla costituzione e al funzionamento di tutti i musei che costituiscono una semplice articolazione di un ente, come gli atti che portano alla creazione di istituzioni previste dall’art. 112 e seguenti del T.U. degli Enti Locali.
Non va infine esclusa la possibilità che l’ordinamento e il funzionamento del museo siano infine definiti attraverso altri tipi di atti: ad esempio all’interno di accordi, intese o convenzioni fra enti finalizzati alla comune gestione di un museo e/o di un sistema museale.
Non sembra invece opportuno giungere alla definizione di uno schema di statuto o regolamento tipo, onde evitare i rischi di omologazione che inevitabilmente si corrono quando lo schema di riferimento è troppo vincolante e finisce per privare di ogni specificità (e forza) statuti e regolamenti.
Partendo da queste indicazioni e dalla normativa generale in materia, è invece possibile individuare gli elementi essenziali che è bene siano presenti all’interno di uno statuto e/o regolamento museale: un insieme di elementi da adattare caso per caso alle specifiche caratteristiche di ciascun museo.
La sua emanazione può conseguire quindi da un percorso procedimentale unico, flessibile nei contenuti, ma comunque vincolato e vincolante nelle sue linee essenziali, in linea con gli indirizzi formulati dal Ministero per i beni e le attività culturali (decreto ministeriale di definizione degli standard) ma emanabile, quale atto di organizzazione interna, direttamente dai responsabili delle strutture o, nel caso di sistemi museali complessi, dal responsabile del sistema.
Esiste una evidente e stretta connessione fra l’elaborazione di una più articolata serie di elementi considerati vincolanti per la redazione di statuti e regolamenti e la definizione degli standard per ciascuno dei diversi àmbiti.
Per la formulazione di statuti e regolamenti è comunque necessario prendere in considerazione tanto le diverse forme di configurazione dei musei – musei-ufficio, musei ad autonomia limitata, i musei indipendenti -; quanto, a seconda dei casi, la legislazione statale, la legislazione regionale, la legislazione relativa agli Enti locali, la normativa relativa alle persone giuridiche private, i regolamenti e statuti esistenti, promuovendone la raccolta e il confronto.

2. Proposte per uno schema di statuto e/o regolamento tipo

Partendo da queste indicazioni e dalla normativa generale in materia, è possibile individuare gli elementi che è opportuno siano presenti all’interno di uno statuto e/o regolamento museale.

2.1. Denominazione e sede

È elemento sicuramente obbligatorio tanto negli statuti quanto nei regolamenti.
2.2. Finalità

La dichiarazione dello scopo del museo costituisce un punto fondamentale di statuti e/o regolamenti e non può essere sostituita dalla semplice enunciazione di «organismo permanente» e «senza fini di lucro».
È per questo essenziale che gli scopi siano definiti in stretta relazione con l’àmbito o gli àmbiti tematici e territoriali, l’arco cronologico e la natura delle collezioni.
L’individuazione delle finalità può essere completata dall’indicazione del rapporto che il museo intende stabilire con la collettività e il territorio di appartenenza e/o riferimento.

2.3. Funzioni

L’esplicazione delle finalità attraverso l’enunciazione delle funzioni del museo consente di individuare in forma analitica responsabilità e compiti del museo, definendo i campi di attività cui esso si impegna ad attendere istituzionalmente.
Fra le funzioni o compiti del museo rientrano:

a) Per quanto riguarda la gestione e cura delle collezioni:
l’acquisizione o incremento
l’inventariazione
la catalogazione
l’ordinamento
la conservazione e la sicurezza dei beni e della struttura
il restauro (in conformità alle norme vigenti)
la documentazione
la ricerca e lo studio
la collaborazione, cooperazione e coordinamento con musei e istituti di ricerca
il rapporto con il territorio di riferimento

b) In materia di servizi al pubblico:
la pubblica fruizione dei beni e delle conoscenze
l’esposizione, permanente e/o a rotazione, delle collezioni
la produzione di pubblicazioni, scientifiche o divulgative
l’attività educativa e didattica
l’attività espositiva temporanea
la promozione culturale e della conoscenza dei beni culturali
la loro valorizzazione e difesa
lo sviluppo delle conoscenze in relazione al territorio e ai suoi beni
l’informazione al pubblico e la promozione della partecipazione dei cittadini
il rapporto con il territorio di riferimento.

La selezione, l’ordine, il grado di esplicitazione delle funzioni e dei compiti può essere d’aiuto nel delineare la particolare fisionomia che il museo intende assumere, in rapporto alle sue caratteristiche e dimensioni e alle vocazioni che intende sviluppare e privilegiare.

2.4. Ordinamento interno

Statuto e regolamento devono indicare struttura e funzioni degli organi responsabili del governo e della gestione del museo. In tutti i casi in cui il museo abbia propri organi di indirizzo gestionale e di controllo, è necessario indicarne la composizione e il ruolo, le responsabilità e le competenze, le modalità di nomina, rinnovo e revoca.
Nei casi in cui i poteri di indirizzo siano invece esterni al museo, come avviene sia per i «musei-ufficio», sia per i musei ad autonomia limitata (che tuttavia possono avere propri organi di indirizzo e controllo, come è il caso delle istituzioni ex L. 142/1990 ), è comunque necessario tenerne conto e farvi esplicito riferimento, indicando i modi e i tempi del loro esercizio, i diritti e i doveri del museo, le modalità di rapporto fra questi e l’ente proprietario ecc. Allo stesso modo devono essere almeno individuati i requisiti e le responsabilità della figura cui sono affidate le responsabilità gestionali.
Una sezione specifica va dedicata agli eventuali organi consultivi, sovente previsti per gli àmbiti di carattere più specialistico di vita del museo, alla loro composizione e responsabilità.

2.5. Patrimonio

All’entità, composizione e natura del patrimonio del museo deve essere dedicato uno specifico allegato dello statuto e/o del regolamento, in cui siano indicati i diversi titoli di possesso o godimento del patrimonio stesso e le sue modalità d’uso.
Al suo interno è opportuno che alle collezioni sia riservata una considerazione differenziata rispetto agli altri beni mobili e immobili, indicando i particolari vincoli cui esse sono (o possono) essere sottoposte. Precise indicazioni sulla destinazione delle collezioni devono anche essere fornite in tutti i casi ove lo status giuridico del museo preveda la possibile estinzione dell’ente.

2.6. Personale

Lo statuto e/o il regolamento, oltre a stabilire i requisiti e le responsabilità del direttore o del responsabile del museo ed, eventualmente, delle altre figure specialistiche considerate essenziali al suo funzionamento, deve almeno indicare i princìpi e i criteri generali relativi alla dotazione organica, alle forme di reclutamento e inquadramento contrattuale del personale, ai rapporti di collaborazione e di consulenza e alle modalità di affidamento dei servizi in concessione, affrontando nella loro globalità le problematiche relative alle risorse umane.
Le norme relative al volontariato, devono a loro volta indicare ruolo e funzioni del personale che opera a titolo volontario, facendo riferimento alla normativa vigente, in particolare la legge quadro sul volontariato del 1991, ma anche il D.Lgs. 490/1999 e la legislazione regionale e tenendo conto delle volontà ed esigenze del museo.
Nello statuto e/o nel regolamento uno specifico spazio è opportuno che sia assegnato all’impegno, alla formazione e all’aggiornamento del personale, al fine di garantirne la qualità e la preparazione, a qualunque livello esso si trovi ad operare.

2.7. Assetto finanziario

Statuto e/o regolamento devono contenere l’indicazione circa le risorse finanziarie con le quali il museo è messo nelle condizioni di perseguire i suoi fini, l’ordinamento finanziario di riferimento, i tempi, le forme di approvazione del bilancio e gli organi ad esso preposti, le responsabilità della gestione finanziaria, amministrativa e contabile, le procedure di revisione dei conti e/o di eventuale certificazione dei bilanci, le modalità di effettuazione del controllo di gestione.
La specificazione delle norme di contabilità e delle procedure amministrative può essere rinviata, se necessario, a un regolamento interno.
Nella redazione di atti finanziari e contabili è opportuno evidenziare almeno:

Per le entrate:
le risorse autogenerate
quelle derivanti da dotazioni, trasferimenti, contributi, pubblici o privati, di sponsorizzazioni ecc.
Relativamente ai costi, le spese di:
funzionamento, di personale e di gestione amministrativa e operativa
gestione delle collezioni e per la ricerca e l’attività scientifica
gestione dei servizi al pubblico e le attività culturali
investimento, evidenziando al loro interno quelle derivanti dall’incremento delle collezioni.

2.8. Gestione e cura delle collezioni

La sezione dedicata alle collezioni è di primaria importanza e deve contenere le responsabilità e le modalità di:

acquisizione delle collezioni e i princìpi deontologici di riferimento
registrazione e documentazione delle opere e degli oggetti
conservazione e prevenzione
restauro (in conformità alle leggi vigenti)
prestito (in conformità alle leggi vigenti)
esposizione e deposito
accessibilità pubblica e consultazione
comunicazione e ricerca.

Per ciascuno dei punti indicati è opportuno che statuti e regolamenti contengano almeno i relativi princìpi e criteri generali, gli atti interni nonché di dettaglio che il museo è impegnato ad adottare – ad esempio in ordine ai programmi di acquisizione, di esposizione delle opere, di prestito esterno, alle norme di prevenzione e sicurezza. L’adozione degli standard relativi alla gestione e cura delle collezioni consente di far riferimento ad essi, evitando così di dover riportare all’interno di statuti e regolamenti norme e criteri di ordine generale.

2.9. Servizi al pubblico

L’ambito dei servizi al pubblico è altrettanto centrale nella definizione delle finalità e delle responsabilità del museo. Statuto e/o regolamento devono indicare almeno i principali servizi di cui il museo è dotato o intende dotarsi; i criteri generali di apertura al pubblico del museo e di accesso alle collezioni e ai servizi museali.
A questo fine nello statuto e/o nel regolamento può essere opportuno indicare se e come il museo intenda dotarsi di un regolamento specifico per l’accesso al pubblico, di norme di comportamento per i visitatori, di una «carta dei servizi» o di altri tipi di documenti che dettaglino in forma anche molto circostanziata gli ulteriori standard minimi autonomamente elaborati di erogazione dei servizi e condizioni di tutela degli utenti, anche in applicazione alle direttive previste dall’art. 11 del D.Lgs. 286/1999 in merito alla «qualità dei servizi pubblici», con particolare attenzione alle forme e alle modalità di accesso non solo alle collezioni esposte al pubblico in via permanente e temporanea, ma anche agli altri servizi museali eventualmente esistenti (biblioteca, fototeca, archivio) ai depositi e alla documentazione, ecc.

2.10. Partecipazione

Informazione e partecipazione, della comunità e del pubblico, costituiscono una parte non accessoria dello statuto e/o del regolamento e l’occasione per esplicitare natura, caratteri e forme, estensione e profondità del rapporto del museo con la collettività o le collettività di riferimento. Queste possono comprendere la comunità locale o nazionale, ma anche altri tipi di comunità (scientifiche, artistiche, culturali, religiose), di cui il museo fa parte e che prende a proprio riferimento.
È in questa sezione che possono trovare collocazione le modalità di creazione e le forme di rapporto o relazione con le associazioni di supporto e sostegno al museo.

Contatti

Via di San Michele, 22 • 00153
Roma • Italia
C.F. 97888590581
Telefono:
+39 06 6723 4400
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