La storia del Complesso Monumentale di San Michele a Ripa Grande

La storia del Complesso Monumentale di San Michele a Ripa Grande, oggi sede di Uffici del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (dal 1975), investe un arco temporale che va dal 1684 al 1834 con vicende costruttive discontinue.

L’origine di quello che sarebbe diventato l’Ospizio Apostolico del San Michele a Ripa Grande è da far risalire all’operato di Monsignor Carlo Tommaso Odescalchi, definito per la sua dedizione “l’apostolo della carità romana”, il quale prima come cardinale, poi come pontefice con il nome di Innocenzo XI, utilizzò le ricchezze della propria famiglia per il suo progetto assistenziale per gli orfani ed i ragazzi abbandonati e vagabondi.

Il suo operato si ispirò alla Bolla “Quamvis infirma” del 1568 di Papa Sisto V Peretti, con la quale venne istituito l’Ospedale dei Poveri, il primo punto di assistenza sociale istituzionalizzata.

L’Istituto, noto anche come Ospizio dei Cento Preti, realizzato su progetto di Domenico Fontana a Ponte Sisto, tra il 1586 e il 1588, nasceva “sicchè alloggiati vi fossero e mantenuti, con oratorio, refettorii, dormitorii e orti, masserizie e ogni altro apparecchiamento necessario all’abitar separato di persone di ambo i sessi” (Antonio Tosti, Relazione dell’origine e dei progressi dell’Ospizio apostolico di S. Michele, Roma, Stamperia dell’Osp. Apostolico, 1832).

Nel 1679 monsignor Odescalchi istituì presso Piazza Margana il Conservatorio dei Ragazzi un’opera assistenziale per i “poveri invalidi dell’uno e dell’altro sesso, quanto i fanciulli e le zitelle povere” e nel 1684 avviò la costruzione d’un ospizio presso l’orto dei francescani dove i ragazzi venissero avviati a varie attività artigianali, ma soprattutto imparassero a lavorare nel lanificio, successivamente perfezionato ed attrezzato per tutte le lavorazioni di qualità raffinata o corrente: questo primo insediamento assistenziale venne ultimato nel 1689.

Questo primo nucleo, edificato tra il 1686 e il 1689 su progetto di Carlo Fontana e Mattia de’ Rossi era costituito da un corpo di fabbrica a quattro piani prospiciente il Lungotevere, dotato di due ali basse racchiudenti l’attuale Cortile dei Ragazzi. Successivamente, con il progetto di ampliamento sempre affidato a Carlo Fontana, all’edificio esistente venne aggiunto, lungo il muro di cinta su Via di San Michele, un corpo di fabbrica ad un solo piano e sopraelevate le due ali a Nord e a Sud.

L’Istituto Apostolico, destinato inizialmente ad accogliere e rieducare giovani orfani e bisognosi, sarà in seguito inteso come una struttura polifunzionale – orfanotrofio, ospizio e carcere atto ad ospitare bambini abbandonati, vecchi e poveri e come carcere minorile e femminile.

Nel 1693 Papa Innocenzo XII Pignatelli decise di riorganizzare l’assistenza pubblica di Roma, cominciando con il raccogliere in un’unica istituzione e in un unico luogo l’infanzia abbandonata, e progettando di concentrarvi anche le altre categorie di poveri assistiti che erano all’epoca collocati a Ponte Sisto e al Palazzo Lateranense.

Con breve “Ad esercitium pietatis” (20/5/1693) stabilì di “formare un Istituto ed innalzare un vasto edificio, che fosse atto a ricevere quattro numerose classi di persone, le più degne come posizione che fossero alimentate, vestite e dirette sia nello spirito, che nelle arti, acciò non si vedessero andare vagabonde nelle strade e per le chiese a disturbare co’ loro lamenti la pietà dei Fedeli ed a riempire di abominevoli visi la città, ma diventassero utili membri della Repubblica“.

Delle quattro classi di persone la prima era quella “de’ poveri vecchi“, la seconda quella “delle miserabili vecchie“, la terza quella “dei poveri ragazzi” ed infine la quarta “delle povere zitelle orfane, le quali come prive di Padre, o di chi ne avesse amorevole cura, non più restassero per le strade esposte al fomento dei vizi e al ludibrio della disgrazia“. Il modello del complesso venne ordinato dal pontefice a Carlo Fontana in modo “che si potessero costruire tutti gli opportuni e separati comodi di abitazione in maniera che una Comunità non dovesse aver comunicazione con l’altra, a riserva della pubblica e grande Chiesa a cui tutte avessero diverso e separato accesso“.

Il successore, Papa Clemente XI Corsini, ritenendo prioritario aggregare, all’ospizio per gli orfani, il carcere per i minorenni (“correzionale”), sempre su progetto di Fontana, avviò la costruzione dal lato verso Porta Portese del Carcere di correzione maschile, ispirato alla tipologia conventuale e terminato nel 1704.

Nel 1708 iniziò l’ampliamento della fabbrica dall’altro lato, verso la Chiesa di Santa Maria dell’Orto, per edificare l’edificio per l’ospizio dei vecchi, un cortile destinato a servizi, una grande chiesa, l’ospizio delle vecchie (riprendendo così il progetto di Innocenzo XI), e sopraelevando, per dormitori e stenditoi, i cinque corpi di fabbrica.

In tempi successivi verranno edificati la Chiesa dedicata alla Trasfigurazione, nel Cortile dei Vecchi (1710), la Chiesetta della Madonna del Buon Viaggio (1712) ed il nuovo corpo di fabbrica di fronte alla Porta Portese (1706-1709) adibito a magazzini da affittare e a dormitori.

Sempre sul lato a sud venne prolungata un’ala verso la dogana, dove vengono istituiti da Clemente XI, per la prima volta a Roma, lo studio degli arazzi e una scuola elementare di belle arti.

La grande Chiesa, dedicata alla trasfigurazione di Nostro Signore ubicata nel fulcro geometrico della fabbrica, ideata da Carlo Fontana presenta una pianta a croce greca; ciascun braccio destinato ad ospitare una delle classi degli assistiti: Ragazzi, Ragazze, Vecchi e Vecchie. Anche la Chiesa, intesa come unico elemento di comunione, rispetta la regola e le quattro comunità rimangono confinate, ciascuna nel proprio settore, in uno dei quattro bracci della croce delimitati da cancellate nel punto di confluenza.

L’altare al centro permette la fruibilità da tutti e quattro i lati.
La scultura del Cristo benedicente è dell’artista Adamo Tadolini, che insegnò nella Scuola delle arti liberali del San Michele nella prima metà dell’Ottocento.

L’ospizio mantenne tale stato strutturale fino al pontificato di Clemente XII, forse anche a causa di una vertenza territoriale con le vicine monache di Santa Cecilia, che impedivano l’estendersi della fabbrica.

Alla morte di Carlo Fontana (1714) la direzione dei lavori passò all’architetto Nicola Michetti cui si deve la realizzazione del prospetto modulare sul Lungotevere.

Nel 1734 Clemente XII affida a Ferdinando Fuga la costruzione del Carcere Femminile, da edificare sul lato prospiciente Piazza di Porta Portese, collegato all’ospizio dei fanciulli dalla Caserma dei doganieri, un ulteriore corpo di fabbrica più basso, destinato a magazzini e caserme per la dogana, per costituire ulteriori spazi di servizio e fonti di rendita.

Nel 1790 Papa Pio VI Braschi commissionò a Nicolò Forti un edificio destinato ad ospitare le zitelle del Conservatorio di San Giovanni in Laterano, ultimato nel 1796.

Il blocco orientale progettato dal Forti risulta proprio come un’aggiunta e non in sintonia con la partitura architettonica del manufatto, caso che non vale per il blocco Occidentale, che, pur essendo stato realizzato in tempi diversi (Carcere delle Donne, Correzionale dei Ragazzi, Scuola delle arti, ecc.), si fonde con la linearità delle parti precedenti.

Forti fu costretto a dare una angolazione all’edificio, per l’andamento del letto del Tevere che in quel punto volgeva una curvatura verso nord, inoltre, forse seguendo i dettami di Pio VI secondo cui il complesso del San Michele doveva essere fatto con “celerità e colla possibile economia”, l’architetto potrebbe aver utilizzato vecchie fondazioni di edifici preesistenti.
Tra il 1831 e il 1834 l’architetto Luigi Poletti costruì due bassi corpi di fabbrica adibiti a laboratori, per la lavorazione dei marmi e dei metalli, nella zona compresa tra il Carcere Maschile e il Lungotevere.

Poletti fu anche insegnante nell’Istituto, e costruttore di una ruota idraulica destinata a cavare acqua (potabile) dal pozzo dell’Istituto e completò i lavori della Chiesa Grande.

Nel corso del XIX secolo Il complesso del San Michele ha mantenuto la propria funzione, oltre che come luogo di ricovero, soprattutto come sede di attività artigianali, ed in particolare la tessitura di arazzi, che assunse un grande prestigio come l’arazzeria Albani, dal Papa fondatore che proseguì fino al 1910. Fondata da Clemente XI Albani, il quale riprese il progetto non realizzato fino ad ora dai pontefici predecessori di formare un’arazzeria di Stato, perseguito da diversi pontefici. A lui si deve la fondazione dell’unica arazzeria dello stato pontificio che, assunto come marchio di fabbrica l’insegna di San Michele Arcangelo, sviluppa un programma ideologico coerente con la linea istituzionale e pedagogica, che aveva trasformato il San Michele nella sede di scuole professionali e d’arte. L’arazzeria, produttrice di manufatti commerciabili e di alta qualità estetica, acquistò un’autonomia maggiore rispetto alle altre scuole.

Vincolata alla committenza dei pontefici, alle dirette dipendenze dei quali sono lavoranti stipendiati a differenza delle altre maestranze attive nell’Ospizio, l’arazzeria seguì scelte stilistiche e iconografiche che dipendevano dall’esigenza del pontefice di utilizzare gli arazzi come dono a delegazioni straniere o per le legazioni papali inviate all’estero. Alla fine del ‘700, inoltre, iniziò la riproduzione degli antichi arazzi, per impedirne il deterioramento con la frequente esposizione nelle cerimonie liturgiche. Lo straordinario successo dei prodotti dell’Arazzeria indusse la Francia, nel periodo dell’occupazione, a far chiudere la manifattura per eliminare la concorrenza alla produzione parigina dei Gobelins.

L’ambiente più scenografico dell’odierno complesso monumentale è costituito dalla Sala dello Stenditoio, funzionale in origine all’Arazzeria. Qui venivano stesi, per far fissare i colori, gli arazzi realizzati dalla manifattura di Stato.

La spazialità dello Stenditoio ripete le planimetria della chiesa, la stessa maestosità ulteriormente sottolineata dalla suggestiva copertura lignea, formata da una singolare capriata “a ombrello”.

Nel 1830 monsignor Antonio Tosti assunse la presidenza dell’Istituto sviluppando le scuole d’arti liberali.

Nel reparto degli orfani sorsero scuole professionali per tipografi, rilegator di libri, sarti calzolai cappellai, sellai, falegnami, fonditori (dalla fonderie uscì il monumento equestre del Vittoriano) intagliatori, stuccatori, incisori

Con l’Unità d’Italia iniziò per il San Michele un inevitabile declino dovuto alla cessazione dei benefici papali e alla progressiva chiusura delle scuole d’arti; questa fase si concluse definitivamente nel 1938 con la creazione del nuovo Istituto Romano San Michele a Tormarancia e l’abbandono della vecchia sede.

Nel giro di un trentennio gli edifici, occupati e devastati nel periodo bellico e postbellico da militari, sinistrati e sfollati, decaddero, fino al crollo dei tetti e degli impiantiti.

L’immobile fu acquisito dallo Stato nell’agosto 1969, e destinato a sede dell’allora Direzione centrale Antichità e belle arti del Ministero della pubblica istruzione (entrata a far parte, dal 1975, del nuovo Ministero per i beni culturali e ambientali divenuto poi Ministero per i Beni e le Attività Culturali).

A partire dagli anni Settanta vennero avviati i lavori di consolidamento e restauro nel dettaglio:

Nel 1970 venne istituita la Commissione di studio sul degrado strutturale e architettonico del Complesso, nel 1972  venne decisa la chiusura carcere minorile e trasferimento a Casal del Marmo, nel 1973 hanno inizio i lavori di consolidamento e restauro, nel 1981 venne inaugurata la Sala dello Stenditoio quale sala convegni, nel 1983 si trasferisce nel San Michele l’Ufficio centrale per i Beni Ambientali, Archeologici, Architettonici, Artistici e Storici e per gli Istituti e Servizi Culturali, nel 1987 viene emanato il Decreto ministeriale di assegnazione degli spazi ai vari Uffici dell’allora Ministero per I Beni Culturali e Ambientali.


Complesso Monumentale di San Michele

4 July 2020


  1. 1686-1701. Conservatorio dei ragazzi. Carlo Fontana, Mattia De’ Rossi (Innocenzo XI – Innocenzo XII)
  2. 1701-1704 Carcere di correzione maschile. Carlo Fontana (Clemente XI)
  3. 17061709. Caserma dei Doganieri. Carlo Fontana (Clemente XI)
  4. 1708-1713. Conservatorio dei vecchi. Carlo Fontana (Clemente XI)
  5. 1710-1714. Chiesa della Madonna del Buon Viaggio. Carlo Fontana, Giacomo Recalcati (Clemente XI)
  6. 1710-1715. Chiesa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Carlo Fontana (Clemente XI)
  7. 1714-1717. Conservatorio delle vecchie. Nicola Michetti (Clemente XI)
  8. 1719-1729. Conservatorio delle zitelle. Nicola Michetti (Clemente XI – Innocenzo XIII)
  9. 1734-1735. Carcere femminile. Ferdinando Fuga (Clemente XIII)
  10. 1790. Completamento del conservatorio delle zitelle. Nicolò Forti (Pio VI)
  11. 1831-1834 Abside della Chiesa Grande. Luigi Poletti (Gregorio XVI)
  12. 1831-1834 Laboratori dei marmi e dei metalli. Luigi Poletti (Gregorio XVI

 

 

 

 

 

 

 

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